(AGI) - Messina, 11 mag. - Conclusa la requisitoria del maxiprocesso di secondo grado 'Mare Nostrum' contro le famiglie mafiose della zona tirrenica messinese. I pg Salvatore Scaramuzza e Fabio D'Anna hanno chiesto alla Corte d'Assise d'Appello (Antonio Brigandi' presidente, Giuseppe Costa a latere) sostanzialmente la conferma di primo grado. Ventisette gli ergastoli chiesti contro i 28 inflitti in primo grado dalla Corte d'Assise il 26 luglio 2006. I Pg hanno chiesto l'assoluzione per il palermitano Domenico Spica che si potrebbe cosi' vedere anullato l'ergastolo per l'omicidio di Armando Craxi. Restano confermate quindi le richieste di 5 ergastoli ciascuno per i boss tortoriciani Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo e Vincenzino Mignaca, 4 per il barcellonese Giovanni Aspa e poi uno ciascuno per il boss di Barcellona Giuseppe Gullotti, per il killer-pentito palermitano Francesco Franzese (evidentemente non ritenuto credibile), Sebastiano Bontempo, Vincenzo Galati Giordano, Francesco Cannizzo, Domenico Leone, Vincenzo Pisano e Gaetano Fontanini. Assoluzione chiesta anche per Bruno Condello mentre per Carmelo De Pasquale e' stata chiesta la prescrizione per morte dell'imputato barcellonese, assassinato il 15 gennaio scorso. Prescrizione di tutti i reati anche per Aldo Conti e Filippo Mezzanotte. Prescrizioni parziali e rideterminzione di pena per molti altri dei 130 imputati. L'inchiesta antimafia 'Mare Nostrum' risale a ben 15 anni fa e la sentenza d?appello arrivera' a fine anno, dopo 3 anni e mezzo dal verdetto di primo grado. La requisitoria dei Pg Scaramuzza e D'Anna era iniziata lo scorso 24 aprile ma era stata interrotta dal caso del Pm del primo grado deel maxiprocesso, Olindo Canali, e dalle notizie su memoriale nel quale esprimeva dubbi sulla genuina gestione delle indagini sull'omicidio del giornalista Beppe Alfano (coordiante dallo stesso Canali) e sulla colpevolezza del mandante del delitto Giuseppe Gullotti, ma anche sulla gestione del collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto che aveva consentito di far luce sul delitto e di avviare la maxinchiesta 'Mare Nostrum'. In primo grado, il 26 luglio 2006, erano stati infltiti 28 ergastoli. Prossima udienza il 9 giugno.
Fonte:http://www.agi.it/palermo/notizie/200905111459-cro-rt11172-mafia_chiesti_in_appello_27_ergastoli_per_i_boss_messinesi
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MESSINA, MAFIA & DISCARICHE: L’IMPRENDITORE CASTRO ‘LA MAFIA VOLEVA 8 EURO PER OGNI METRO CUBO DI INERTI’Postato
I retroscena dell’inchiesta “Vivaio” sulla mafia delle discariche sono parecchi. Nell’indagine gestita dal sostituto della Dda Giuseppe Verzera e del collega della Procura di Barcellona Francesco Massara, e su cui hanno lavorato per mesi i carabinieri del Ros, la figura di Alfio Giuseppe Castro è considerata di primo piano per i collegamenti del clan dei “mazzarroti” con i gruppi mafiosi etnei. E Castro, detto “Pippo”, un 58enne nato ad Acireale, nel dicembre scorso, proprio davanti ai magistrati Verzera e Massara, raccontò la sua verità nel corso di un lungo interrogatorio a tratti molto “teso” tenutosi nel carcere di Rebibbia, a Roma, un “faccia a faccia” poi trasfuso in un verbale di parecchie pagine. Tra quelle pagine ci sono gli interessi mafiosi nelle discariche di Mazzarrà e Tripi, le imposizioni della “famiglia” barcellonese nei subappalti e nelle forniture dei materiali delle società controllate dal gruppo criminale. Una vera e propria pressione mafiosa esercitata tra Mazzarrà S. Andrea, Terme Vigliatore, Barcellona, Furnari, Tripi, Falcone, Monforte San Giorgio, Merì, Pace del Mela, Novara di Sicilia. Nel primo passaggio dell’interrogatorio i due magistrati hanno ribadito a Castro che «avrebbe svolto attività intimidatrice nei confronti della “Mediterranea Costruzioni” in danno della quale sono stati effettuati atti violenti, un furto e un incendio nell’anno 2005 e nella costrizione a carico di autotrasportatori privati a non eseguire commesse in favore di detta impresa, ciò al fine di imporre all’impresa medesima una somma di denaro a titolo di “pizzo” e affiancare la stessa ad altra impresa nell’esecuzione dei lavori». Alla base di questa contestazione ci sono «un’intercettazione telefonica intercorsa tra Venuto Giacomo e il titolare della “Messina Scavi snc”, avvenuta in data 27-7-2005, nel corso della quale i due soggetti nutrivano sospetti in ordine agli atti intimidatori su Castro Alfio Giuseppe», poi le «dichiarazioni rese da Venuto Giacomo in data 21-7-2006 e 29-3-2007 nel corso delle quali il Castro a detta del soggetto riferente, dopo gli atti intimidatori, si era presentato presso l’impresa “Mediterranea Costruzioni srl” dicendo esplicitamente che le ditte interessate alla fornitura di materiali inerti avrebbero dovuto fornirla al prezzo di otto euro». E Castro nel corso dell’interrogatorio afferma che «… prima di eseguire il lavoro a Scianina venni chiamato da Bosco, titolare della “Tecnis”, da Mimmo Costanzo da Catania, dal fratello di Bosco a nome Sergio, dall’ing. Stanzione, direttore tecnico della “Tecnis”, dall’ing. Babbini, responsabile del cantiere, perché intendevano gli fornissi un milione di metri cubi di inerti, sicché mi rivolsi alle ditte “Cogeca”, “Venumer” e “Mediterranea Costruzioni”… mi sono rivolto a queste ditte perché sono quelle legalmente autorizzate a fornire il materiale richiestomi». Dopo aver spiegato di aver avuto un incontro con i titolari delle imprese, Castro ricorda soltanto che quella notte ebbe un ictus, e quindi «… non ricordo se prima di questa riunione vi furono dei furti in danno della “Mediterranea”», e inoltre «… Venuto Giacomo mi chiese di intervenire al fine di recuperare quanto asportatogli il 31 maggio 2005… non so perché il Venuto mi ha chiesto notizie su questi atti intimidatori». Ed ancora: «Bosco mi chiese di trovargli il materiale inerte perché sapeva che io a Barcellona conoscevo chi poteva esaudire la sua necessità». Poi c’è il passaggio sul “prezzo” del materiale inerte, e Castro nega «di aver detto a Venuto che il materiale dalle ditte doveva essere erogato per la somma di otto euro a metro cubo». Poi rievoca l’incontro con Venuto: «… non potendo camminare da solo un quanto avevo subito un ictus venni accompagnato dal mio autista, a nome Carmelo, di cui non ricordo il cognome, presso la sede della “Tecnis” di Catania per prelevare gli assegni per delle competenze che avevo maturato nei loro confronti; in quell’occasione incontrai Venuto Giacomo al quale contestai, stringendogli ironicamente la mano, di essersi preso tutte le commesse ingiustamente escludendo gli altri… non so perché ho fatto questa contestazione, pur non avendo interesse… risposi in questo modo perché ricevetti lamentele da parte di altre ditte… ho fatto queste rimostranze al Venuto solo perché quelle ditte si sono lamentate nei termini riferiti». A questo punto dell’interrogatorio Castro nega «di aver forzato sull’abbassamento del prezzo di compravendita del materiale inerte», ma i due magistrati gli contestano che Venuto «… ha dichiarato che il Castro, subito dopo il furto si sarebbe recato da lui pretendendo che per la fornitura dei materiali doveva essere corrisposta la somma di otto euro», ed ancora che «… il Venuto avrebbe riferito che Castro, dopo gli atti intimidatori, avrebbe imposto al Venuto il prezzo di fornitura degli inerti a otto euro, e che alla medesima fornitura avrebbero dovuto prendere parte altre imprese oltre la Mediterranea. Venuto riferisce di aver detto al Castro di non avere paura e che avrebbe accettato il rischio anche di atti incendiari e che non si piegava alle richieste, avendo preso accordi per la fornitura a sei euro e 50 centesimi». E dopo una lunga sequenza di domande sui suoi rapporti con Tindaro Calabrese e alcuni altri indagati della “Vivaio” ecco il colpo di scena: «nella missiva indirizzata a questa Procura il 5-12-2008 lo stesso Castro dichiarava di essere in condizioni di riferire circostanze in ordine a estorsioni perpetrate da clan catanesi. Intendo riferire in merito alle estorsioni patite ai miei danni a condizioni di essere scarcerato. Al momento non intendo dire nulla perché temo per l’incolumità della mia famiglia, però potrei dire molte cose utili alla giustizia». Nuccio Anselmo - GDS
Enrico Di Giacomo
Fonte:http://www.enricodigiacomo.org/2009/04/messina-mafia-discariche-limprenditore-castro-la-mafia-voleva-8-euro-per-ogni-metro-cubo-di-inerti/
Enrico Di Giacomo
Fonte:http://www.enricodigiacomo.org/2009/04/messina-mafia-discariche-limprenditore-castro-la-mafia-voleva-8-euro-per-ogni-metro-cubo-di-inerti/
Messina, giovane ferito alle gambe.
Vittima di un agguato in strada
Un ragazzo di 17 anni è stato ferito alle gambe con colpi di pistola in un agguato avvenuto a Tonnarella, nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, da un commando formato da cinque persone. Le condizioni del giovane, ricoverato in ospedale, non sarebbero gravi. Tre giorni fa, sempre a Barcellona Pozzo di Gotto, era stato ucciso il presunto boss Carmelo Mazza. Un assassinio che costituirebbe l'inizio di una faida mafiosa nella zona.
Fonte:http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo445596.shtml
Un ragazzo di 17 anni è stato ferito alle gambe con colpi di pistola in un agguato avvenuto a Tonnarella, nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, da un commando formato da cinque persone. Le condizioni del giovane, ricoverato in ospedale, non sarebbero gravi. Tre giorni fa, sempre a Barcellona Pozzo di Gotto, era stato ucciso il presunto boss Carmelo Mazza. Un assassinio che costituirebbe l'inizio di una faida mafiosa nella zona.
Fonte:http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo445596.shtml
MAFIA: CORTE MESSINA ACQUISISCE 'ANONIMO' PM CANALI E LO CITA
(AGI) - Messina, 27 mar. - La Corte d'Assise d'Appello di Messina (presidente Antonio Brigandi', a latere Giusppe Costa) ha deciso di acquisire il "memoriale" arrivato in forma anonima a un avvocato e che il sostituto procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto, Olindo Canali, ha riconociuto come suo. In quello scritto del gennaio 2006 il magistrato teme di essere arrestato per le sue frequentazioni con mafiosi e avanza dubbi sulla gestione del collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto e sulla colpevolezza del boss della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Gullotti, condannato con sentenza definitiva a 30 anni quale mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano.
La Corte aveva rigettato la richiesta dei legali di Gullotti, Franco Bertolone e Luigi Autru Ryolo, di acquisirla in quanto anonima ma, visto che con un fax al Procuatore Guido Lo Forte il Pm Canali se l'e' attribuita, oggi i giudici l'hanno messa agli atti. La Corte ha inoltre deciso di sentire, come teste il 6 aprile nell'aula-bunker del carcere di Gazzi, lo stesso Canali, nei cui confronti ieri la prima Commissione del Csm, competente sui trasferimenti per incompatibilita' ambientale, ha aperto una pratica urgente. I giudici hanno pero' posto una serie di "paletti" per questa audizione: Olindo Canali dovra' e potra' rispondere solo sul "memoriale" e cioe' quando e perche' lo ha scritto, a chi lo ha consegnato e se sa chi poi lo ha reso pubblico inviandolo all'avvocato Bertolone e perche'. Dovra' poi spiegare quei dubbi investigativi avanzati nel "memoriale" ma solo per circostanze -specifica l'ordinanza- acquisite al di fuori della sua attivita' di Pm nei procedimenti "Mare Nostrum" ed omicidio Alfano.
Fonte:http://www.agi.it/palermo/notizie/200903271435-cro-rt11203-art.html
La Corte aveva rigettato la richiesta dei legali di Gullotti, Franco Bertolone e Luigi Autru Ryolo, di acquisirla in quanto anonima ma, visto che con un fax al Procuatore Guido Lo Forte il Pm Canali se l'e' attribuita, oggi i giudici l'hanno messa agli atti. La Corte ha inoltre deciso di sentire, come teste il 6 aprile nell'aula-bunker del carcere di Gazzi, lo stesso Canali, nei cui confronti ieri la prima Commissione del Csm, competente sui trasferimenti per incompatibilita' ambientale, ha aperto una pratica urgente. I giudici hanno pero' posto una serie di "paletti" per questa audizione: Olindo Canali dovra' e potra' rispondere solo sul "memoriale" e cioe' quando e perche' lo ha scritto, a chi lo ha consegnato e se sa chi poi lo ha reso pubblico inviandolo all'avvocato Bertolone e perche'. Dovra' poi spiegare quei dubbi investigativi avanzati nel "memoriale" ma solo per circostanze -specifica l'ordinanza- acquisite al di fuori della sua attivita' di Pm nei procedimenti "Mare Nostrum" ed omicidio Alfano.
Fonte:http://www.agi.it/palermo/notizie/200903271435-cro-rt11203-art.html
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MAFIA: PROCURA MESSINA, NUOVE INDAGINI SU OMICIDIO ALFANO
(AGI) - Messina, 25 mar. - C'e' una nuova inchiesta sull'omicidio del giornalista Beppe Alfano ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, l'8 gennaio '93 con una calibro 22. A comunicarlo, con una nota scritta al presidente dlla Corte d'Assise d'Appello che sta celebrando il maxiprocesso "Mare Nostrum" con la mafia tirrenica, il procuratore Guido Lo Forte. "Presso questa Procura e' attualmente pendente nella fase delle indagini preliminari un procedimento penale a carico di ignoti", scrive Lo Forte. Il fascicolo e' stato aperto dal sostituto della Dda Rosa Raffa e scaturisce da un "memoriale" del sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, nel quale il magistrato che ha istruito le prime due inchieste sul delitto avanza dubbi sulla responsabilita' del boss della famiglia dei "barcellonesi", Giuseppe Gullotti, condannato a 30 anni ormai con sentenza defintiva insieme all'esecutore materiale Antonino Merlino per quel delitto ed imputato nel maxiprocesso.
Il procuratore Lo Forte informa inoltre la Corte - che nei giorni scorsi non aveva voluto aacquisire la missiva portata in aula dai legali del boss perche' in forma anonima (solo dopo Canali se ne sarebbe attribuita la paternita') - che "e' stata acquisita la copia del memoriale riconducibile al Dr. Canali, nonche' escussi quali persone informate sui fatti lo stesso Dr.
Canali, l'appuntato dei carabinieri Campagna Piero ed il Maresciallo Zingales Sebastiano". Canali ed i due militari avreebbero gestito, nell'inciesta che ha portato aalla condanna di Gullotti e Merlino, il collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto, un tossicodipendente testimone oculare dell'uccisione del giornalista.
Fonte:http://www.agi.it/palermo/notizie/200903251942-cro-rt11329-art.html
Il procuratore Lo Forte informa inoltre la Corte - che nei giorni scorsi non aveva voluto aacquisire la missiva portata in aula dai legali del boss perche' in forma anonima (solo dopo Canali se ne sarebbe attribuita la paternita') - che "e' stata acquisita la copia del memoriale riconducibile al Dr. Canali, nonche' escussi quali persone informate sui fatti lo stesso Dr.
Canali, l'appuntato dei carabinieri Campagna Piero ed il Maresciallo Zingales Sebastiano". Canali ed i due militari avreebbero gestito, nell'inciesta che ha portato aalla condanna di Gullotti e Merlino, il collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto, un tossicodipendente testimone oculare dell'uccisione del giornalista.
Fonte:http://www.agi.it/palermo/notizie/200903251942-cro-rt11329-art.html
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